🎓 COMUNICAZIONE UFFICIALE DELLA PRESIDENZA
📌 Pubblicazione delle Circolari Presidenziali n. 01/2025 e n. 02/2025
La Presidenza di Hub Letteratura rende noto che, in data 7 e 8 luglio 2025, sono state pubblicate le Circolari Presidenziali n. 01/2025 e n. 02/2025, atti fondamentali per regolare le dinamiche istituzionali del collettivo durante le fasi di transizione e rinnovo della Presidenza.
🗂 Circolare Presidenziale n. 01/2025
“Durata del mandato presidenziale e ruolo del Presidente uscente”
Questa circolare definisce in modo formale la durata del mandato presidenziale e specifica il ruolo istituzionale del Presidente uscente durante le fasi di transizione.
📅 Data di pubblicazione: 7 luglio 2025
📘 Circolare Presidenziale n. 02/2025
“Norme e disposizioni per la gestione della decadenza del Direttivo e per il corretto svolgimento delle operazioni elettorali straordinarie”
Il documento disciplina nel dettaglio le modalità operative da adottare in caso di cessazione anticipata del Direttivo, assicurando continuità, trasparenza e tempestività nell’organizzazione delle elezioni straordinarie.
📅 Data di pubblicazione: 8 luglio 2025
📜 In attuazione delle suddette circolari, sono stati emanati i Decreti di Attuazione n. 01/2025 e n. 02/2025, che conferiscono efficacia normativa e ne autorizzano la trasmissione ufficiale a tutti gli organi interni del collettivo.
📚 I documenti integrali sono disponibili all’interno della sezione "Circolari della Presidenza" presente su questa stessa pagina.
1. Conoscere.
Conoscere e non accontentarsi. Conoscere e andare a fondo. Conoscere e meravigliarsi del mondo, della parola, della storia. Conoscere e ascoltare chi ha parlato prima di noi. Conoscere per orientarsi. Conoscere per restare umani. Conoscere e custodire il dubbio, e non cedere all’illusione delle risposte facili. Conoscere e riconoscere che non si finisce mai di imparare.
Ecco cosa possiamo dire dell’uomo e della donna che cercano la cultura: un desiderio di verità, che trova nel dialogo il suo orizzonte e nel tempo il suo compimento.
2. Trasmettere.
Trasmettere e non possedere. Trasmettere e rischiare. Trasmettere ciò che si ama, anche quando sembra inutile, inattuale, fragile. Trasmettere con la parola, con il gesto, con la testimonianza. Trasmettere per lasciare un’eredità, per costruire futuro. Trasmettere e farsi ponte, farsi voce, farsi eco. Trasmettere e accettare che ciò che si trasmette possa cambiare, evolvere, rinascere.
Ecco cosa possiamo dire dell’uomo e della donna che educano: un desiderio di continuità, che trova nel legame il suo senso e nella speranza il suo respiro.
3. Immaginare.
Immaginare e non arrendersi al presente. Immaginare altri mondi, altre possibilità, altre strade. Immaginare per non spegnere il fuoco del pensiero. Immaginare e sognare. Immaginare e scrivere, e creare, e progettare. Immaginare con le mani, con gli occhi, con la voce. Immaginare anche quando sembra inutile, anche quando nessuno guarda. Immaginare per restare vivi.
Ecco cosa possiamo dire dell’uomo e della donna che creano cultura: un desiderio di futuro, che trova nel simbolo la sua forma e nella libertà il suo battito.
4. Cerco la cultura.
Quando una persona è studiosa, cerca il sapere.
Quando una persona è artista, cerca la bellezza.
Quando una persona è cittadino, cerca senso nella memoria, nella parola condivisa, nel patrimonio che ci accomuna.
Ma oggi, qui, in questo convegno, non cerchiamo solo definizioni.
Cerchiamo il cuore della cultura: ciò che ci muove, ciò che ci plasma, ciò che ci salva.
Non una decorazione. Non un lusso. Non un passatempo.
Ma una forma di resistenza. Una forma di cura. Una forma di amore.
Ecco cosa possiamo dire dell’uomo e della donna che creano cultura.
5. Credere nella cultura.
Credere nella cultura significa scegliere ogni giorno di conoscere, trasmettere, immaginare. Significa difendere la complessità in un mondo che semplifica, custodire la memoria in un tempo che dimentica, dare parola a ciò che è fragile, taciuto, scartato.
Cultura: lux veritatis.
La cultura è questo: la voce che ci rende consapevoli di ciò che siamo stati, per scegliere chi vogliamo essere.
Non una torre d’avorio, ma un sentiero aperto. Non un museo di certezze, ma una palestra di domande.
Non un “possesso per sempre” — κτῆμα ἐς αἰεί, come scrive Tucidide — da custodire gelosamente, ma una responsabilità da condividere, da rischiare, da rigenerare.
Credere nella cultura è, in fondo, un atto di fede laica: la fede che l’essere umano possa essere migliore, se ha parole per dirsi, radici per orientarsi, sogni da coltivare.
E allora sì: oggi, qui, celebriamo la cultura come voce viva. E che il “paravoce” di San Simplicio ci guidi nel custodirla, nell’amarla, nel farla risuonare.
E allora benvenuti.
Signore e signori,
care lettrici, cari lettori,
buon pomeriggio.
È con grande emozione che do inizio a questo incontro, a nome di Hub Letteratura, ringraziandovi per essere qui con noi, oggi, in questo spazio che è, prima di tutto, un presidio di cultura: la Biblioteca Simpliciana di Olbia. Un luogo che conserva la memoria e, insieme, progetta futuro.
Oggi siamo qui per un evento che non è solo una presentazione editoriale, ma un invito alla riflessione, al confronto, persino alla messa in discussione di certezze acquisite. I due libri che presentiamo – Controcanone e Sottostorie, firmati da Johnny L. Bertolio – ci chiedono proprio questo: di ripensare le narrazioni che abbiamo ereditato. E di farlo con coscienza critica.
Tutti noi, in un modo o nell’altro, siamo figli di un canone. Il canone è quella selezione, più o meno implicita, più o meno consapevole, di autori, testi, stili e temi che si decide essere "la letteratura". Ma il canone non è neutro. Non lo è mai stato.
Pensiamo alla costruzione della letteratura italiana così come l'abbiamo appresa a scuola: una linea retta da Dante a Manzoni, da Petrarca a Leopardi, da Boccaccio a Pascoli. Grandi nomi, certo. Ma anche un disegno selettivo, talvolta escludente. Un disegno che si è compiuto tra Otto e Novecento, nel pieno della formazione dello Stato nazionale, quando la letteratura serviva a dare forma a un’identità collettiva. In quel contesto, le voci che non rispondevano ai modelli dominanti – le voci femminili, le voci dissonanti, le soggettività non conformi – venivano espunte, rimosse o marginalizzate.
Controcanone ci invita a rileggerci come Paese, come tradizione, come comunità di lettori. Ci chiede: cosa abbiamo perso nel lasciare fuori le scrittrici del Cinquecento, le intellettuali queer dell’Ottocento, gli autori postcoloniali del Novecento? Quante domande sul presente rimangono sospese perché mancano le parole del passato che le avrebbero illuminate?
Sottostorie, invece, sposta lo sguardo sulla Storia – quella con la S maiuscola – e sulle sue pieghe nascoste. Qui la parola si fa strumento di recupero etico, oltre che culturale: donne perseguitate come streghe, popoli cancellati dal colonialismo, voci queer represse dalla norma, spiritualità negate. Bertolio ci dice che la cultura ha il compito di custodire, ma anche di riaprire. Di ricordare, ma anche di ridistribuire la parola.
Ecco il punto: la cultura non è solo un patrimonio da conservare, ma un orizzonte da discutere, da riattivare. La cultura è un atto politico, nel senso più alto del termine: riguarda la polis, la comunità. E riguarda soprattutto la scuola, l’università, le biblioteche, i luoghi della formazione pubblica. È lì che si costruisce – o si de-costruisce – il canone.
Come presidente di Hub Letteratura, ma anche come promotore culturale, sento profondamente questa responsabilità: quella di educare a una lettura plurale, problematica, mai dogmatica. I libri di Johnny L. Bertolio sono strumenti preziosi proprio in questo senso: non solo per la profondità filologica e la qualità della scrittura, ma perché parlano ai ragazzi e alle ragazze, alle insegnanti e agli insegnanti, alle persone che ogni giorno cercano di fare della letteratura uno spazio di dialogo, di cittadinanza, di libertà.
Oggi non vogliamo solo presentare due libri. Vogliamo aprire un dialogo. Vogliamo interrogarci, insieme all’autore, su cosa significa includere, su come si può rileggere, su cosa potrebbe diventare domani la nostra idea di letteratura italiana.
Ringrazio sinceramente Johnny L. Bertolio per aver accettato il nostro invito, per il coraggio con cui ha affrontato queste questioni e per aver costruito – attraverso queste pagine – una vera e propria “contro-mappa” letteraria e storica.
Fra poco inizieremo la nostra conversazione, ma voglio lasciarvi con una domanda che, spero, ci accompagnerà fino alla fine dell’incontro – e oltre:
E se fosse proprio ciò che non ci è stato insegnato, a dire di più su chi siamo?
Grazie, e buon ascolto.
Il 2 giugno è una data fondativa.
Nel 1946, al termine di una guerra che aveva devastato l’Europa e spezzato l’Italia, il popolo italiano fu chiamato a scegliere. E scelse la Repubblica. Fu un atto collettivo, consapevole, aperto per la prima volta anche alle donne. Nacque così non solo una nuova forma di Stato, ma una nuova idea di cittadinanza, fondata sulla partecipazione democratica, sull’uguaglianza, sulla centralità della cultura e dell’istruzione come strumenti di emancipazione.
Quella scelta ha costruito uno spazio comune che ancora oggi abitiamo.
La Repubblica è infatti un progetto che vive nel tempo. Non è solo memoria, ma responsabilità quotidiana. Non è solo un sistema di leggi, ma una tensione morale, un’aspirazione a una società giusta, inclusiva, consapevole.
Come operatori culturali, educatori, scrittori, lettrici, studenti, intellettuali e cittadini, riconosciamo nella letteratura — e più in generale nella cultura — un pilastro essenziale della Repubblica.
Perché la parola, quando è pensata, letta, scritta, condivisa, costruisce relazioni, forma coscienze, difende la libertà.
Perché ogni libro letto è un esercizio di ascolto. Ogni scuola aperta è una promessa democratica mantenuta. Ogni biblioteca è un baluardo repubblicano.
Ecco perché oggi, in occasione della Festa della Repubblica, vogliamo ribadire con forza che non può esserci democrazia senza cultura.
Che la Repubblica italiana non è soltanto un quadro giuridico, ma anche uno spazio simbolico: il luogo delle storie, delle lingue, dei dialetti, delle memorie.
Un luogo che deve includere tutte e tutti. Che non può lasciare indietro chi non ha voce.
Celebrare il 2 giugno significa allora anche chiederci dove siamo oggi:
Se la scuola è ancora sostenuta come fondamento della Repubblica.
Se la lettura è promossa e non solo delegata al mercato.
Se la parola pubblica è ancora un esercizio di responsabilità e non solo una strategia di consenso.
Noi crediamo che ci sia ancora bisogno di cultura per essere cittadini.
E che ci sia ancora bisogno di Repubblica per essere liberi.
📚 Buona Festa della Repubblica a tutte e a tutti.
La Presidenza di Hub Letteratura
Care ragazze, cari ragazzi,
siamo giunti al termine di un percorso che non è solo scolastico, ma profondamente umano. Gli Esami di Stato rappresentano un momento di passaggio: non solo un traguardo, ma anche un inizio. Oggi non si chiude soltanto un ciclo di studi, ma si apre una fase nuova, in cui ciascuno di voi porterà con sé ciò che ha costruito giorno dopo giorno, tra fatiche, domande, entusiasmi e scoperte.
“L’impegno nello studio è un patrimonio prezioso che vi accompagnerà nei percorsi di vita, di formazione e di cittadinanza attiva.”
Queste parole non sono una formula di rito, ma un augurio concreto. Lo studio non è solo ciò che si fa sui libri: è un esercizio di attenzione, di cura, di responsabilità. È il gesto di chi sceglie ogni giorno di capire prima di giudicare, di approfondire prima di semplificare, di ascoltare prima di parlare.
In un tempo segnato da velocità, disinformazione e disorientamento, una solida cultura umanistica è oggi più che mai uno strumento essenziale per comprendere il presente e costruire il futuro.
Non si tratta di nostalgia, ma di necessità: per orientarsi nel mondo servono radici profonde, pensiero critico, consapevolezza storica. Le parole, i testi, le idee che avete incontrato in questi anni sono ponti verso gli altri e verso voi stessi.
Ognuno di voi porterà con sé qualcosa di unico da questo percorso. Vi auguriamo di continuare a coltivare la curiosità, il dubbio, la voglia di sapere. Che abbiate scelto di proseguire gli studi, di lavorare, di esplorare strade nuove, l’importante è non smettere mai di imparare.
In questa giornata carica di emozione e significato, vi auguriamo il meglio. E vi ringraziamo: per l’impegno, per i sorrisi, per le domande che ci avete lasciato.
Buon cammino a tutte e a tutti
Cari amici,
studiosi, lettori, appassionati e spiriti curiosi,
è con grande entusiasmo che dichiaro ufficialmente aperta la Settimana Lucreziana di Hub Letteratura.
In un mondo che corre veloce e consuma parole, noi scegliamo di fermarci. Di ascoltare. Di pensare. Di immergerci nelle pieghe del tempo e riscoprire la voce potente e lucida di Tito Lucrezio Caro, poeta-filosofo che più di duemila anni fa ha avuto il coraggio di raccontare l’invisibile.
Lucrezio non è solo un autore da studiare: è una mente da frequentare. È una visione del mondo che ancora oggi ci interroga, ci provoca, ci illumina. La sua poesia è un ponte tra scienza e anima, tra atomi e amore, tra natura e necessità.
E noi, in questa settimana, proveremo a percorrerlo.
A nome di tutto il team di Hub Letteratura, vi invito a lasciarvi attraversare dal pensiero lucreziano.
A leggere con lentezza. A confrontarvi. A porvi domande scomode.
Perché la letteratura, quando è viva, non dà risposte: spalanca orizzonti.
Buona Settimana Lucreziana a tutti.
Che la forza del De rerum natura vi accompagni.
Salvatore Caligaris
Presidente di Hub Letteratura